A fronte di quanto accade alle donne dell’Afghanistan è in atto una mobilitazione a livello globale. “Orlando” accoglie e rilancia l’invito a costruire un reticolo di associazioni, aggregazioni, organismi, singole e singoli che in autonomia e pariteticità prendano iniziative diffuse a livello locale per sostenere la resistenza delle donne afghane che coraggiosamente manifestano contro i Talebani:

Noi alzeremo la nostra voce ancora più forte e continueremo la nostra resistenza e la nostra lotta per la democrazia e i diritti delle donne! RAWA   

A partire dall’invito del CISDA – Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afgane, attivo dal 2004 – quel reticolo dal basso si viene costruendo nel paese per stabilire insieme il che fare nei territori in vista della manifestazione a carattere nazionale per le donne afghane dell’11 settembre. Il reticolo nasce, inoltre, per dare continuità alle relazioni con le donne afghane e per un operare condiviso nel nostro paese nell’informare sulle loro vicende e premere sulle istituzioni locali, regionali e centrali perché prendano a loro volta posizioni e iniziative che ne tutelino le vite e i diritti.

A Bologna ci vedremo in piazza del Nettuno l’11 settembre alle17 e 30. Marinella Manicardi, attrice regista drammaturga presenterà la sua performance per le donne afghane.

La guerra porta guerra: L’invasione dell’Afghanistan degli USA e dei paesi NATO, fatta col pretesto di sconfiggere il terrorismo e liberare le donne, è stata un fallimento. Al disastro militare e al dominio brutale dei Talebani si aggiungono drammatiche condizioni materiali di vita di molta parte della popolazione.

Una guerra per sconfiggere il terrorismo lo vede oggi rafforzato con i talebani, con la cellula ISIS Khorasan attiva dal 2015, mentre i signori della guerra, a cui nel 2001 la coalizione di potenze occidentali diede il potere, potrebbero rimettersi in moto. Una guerra che si è pretesa per la liberazione delle donne non solo non l’ha garantita, ma ha messo le donne più in pericolo di perdere le libertà di movimento, di studio, di lavoro e professione che si erano conquistate.

In 20 anni di occupazione gli USA hanno speso 2.300 miliardi di dollari, la Germania 19 miliardi e l’Italia 8,7 miliardi di euro; la guerra ha causato 241.000 vittime e 3 milioni e mezzo di sfollati; l’Afghanistan ha pochissime e carentissime infrastrutture come scuole e ospedali; produce il 90% dell’eroina mondiale; la corruzione delle sue istituzioni è a livelli straordinari; l’analfabetismo delle donne nel 2020 era attorno all’80%.

Chiediamo che i governi e le istituzioni dei paesi dell’Unione Europea:

  • non riconoscano il regime fondamentalista dei talebani;
  • smettano di usare i diritti delle donne per altri interessi;
  • supportino fattivamente le forze laiche e democratiche afghane come RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan e Hambastagi (Solidarity Party of Afghanistan);
  • istituiscano un osservatorio permanente per il monitoraggio delle violazioni dei diritti delle donne e dei diritti umani in Afghanistan;
  • organizzino corridoi umanitari e ponti aerei per l’evacuazione immediata di quanti sono in pericolo;
  • cancellino le pratiche di respingimento e detenzione dei migranti e la politica di contenimento delle migrazioni fondata sull’esternalizzazione a paesi che esercitano violenze e soprusi in ghetti e strutture in cui rinchiudere i migranti;
  • non perseguano la militarizzazione delle frontiere;
  • blocchino l’investimento nell’industria degli armamenti che ha alimentato il ciclo delle “guerre infinite”.
  • cessino di partecipare alle guerre e alle scelte politiche degli Stati Uniti.    

COSTRUIAMO INSIEME UNA RETE DI SOSTEGNO PER LE DONNE AFGHANE!