Codici differenti. Seminario sulla didattica digitale da una prospettiva di genere.

da
dalle 09.30 alle 13.00

Centro delle donne

In questo seminario la riflessione sui modi possibili della didattica digitale si incrocerà con il percorso sull’educazione al genere e alle differenze per individuare gli snodi di pensiero e metodologici capaci di connotare lo spazio digitale secondo il codice della relazione.

Il seminario è diviso in due giornate: una più teorica che si svolgerà online il 19 dicembre dalle 9,30 alle 13 e l’altra di carattere laboratoriale, in febbraio, suddivisa in sessioni differenti in relazione ai gradi di scuola.

Scarica il programma della giornata del 19 dicembre

Saranno con noi, in ordine di intervento

Differenze | Modera: Elena MusianiSamanta Picciaiola, Gruppo Scuola e Formazione Ass. Orlando | Marzia Camarda, editor e consulente della Commissione VII Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei Deputati | Relatrici di Educare alle differenze | Rosy Nardone/Federica Zanetti – Unibo/CSGE | Ira Vannini – SIRD/Unibo | Graziella Priulla – Sociologa, saggista.

Digitale | Modera: Elena Lolli | Antonella Fimiani – docente /Leggendaria | Agnese Trocchi, Maurizio “Graffio” Mazzoneschi – C.I.R.C.E.

Esperienze | Modera: Samanta Picciaiola | Concetta Pisciella – animatrice digitale IC 1 Bologna | Deborah Bandini – Media Educator e docente | Daniela Guercio – docente primaria Ic San Pietro in Casale | Daria Balducelli – School of Met /Teatro Metastasio Prato

Posti esauriti

Abbiamo raggiunto il massimo di posti disponibili. Grazie!
Restate aggiornate sul nostro sito per scoprire la data e il programma della seconda giornata del seminario (a febbraio).

Il seminario verrà trascritto in una pubblicazione dedicata.


La didattica digitale cosiddetta DAD, oggi DDI è risultata deficitaria sul piano dei contenuti e del metodo anche dal punto di vista dell’educazione contro gli stereotipi e del lavoro educativo sulle relazioni.

Assumiamo come dato sensibile nella riflessione generale sulla didattica digitale la grande disomogeneità con cui essa ha coperto il fabbisogno educativo del Paese. Il ritorno alla didattica in presenza è apparso necessario pena il dilagare di una povertà educativa che colpisce ancor più duramente bambine e ragazze.

Sul piano dei contenuti la de-materializzazione dei contesti e degli strumenti educativi ha fatto sì che molti editori scolastici abbiano riversato nella rete materiale pieno di stereotipi di genere e obsoleto dal punto di vista dell’educazione alle differenze. L’architettura degli ambienti digitali di apprendimento nel linguaggio proposto contempla un rigido maschile universale che azzera la presenza femminile.

Sul piano del metodo l’ambiente digitale di apprendimento, reso disponibile dalle piattaforme dei grandi gruppi GAFAM (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft), è definito per un contesto formativo extra-scolastico, rivolto al mondo adulto o comunque non in età evolutiva. Ne deriva un impianto meno duttile rispetto all’estemporaneità delle pratiche educative in presenza.

Ci allontaniamo però da ogni tentazione “negazionista” sulla didattica digitale. Non solo perché indubbiamente essa ha costituito l’unico strumento per evitare la catastrofe di un tempo senza scuola. Ma anche perché spiccano sperimentazioni interessanti che offrono una “zona prossimale di sviluppo”.

Il modo migliore per indagare questo terreno ci è parso mettere in dialogo chi si occupa dei due termini del problema – la riflessione pedagogica e didattica sul genere e l’innovazione tecnologica – per disegnare un ambiente di apprendimento digitale allineato alle pratiche e al pensiero dei femminismi e delle riflessioni pedagogiche e didattico- metodologiche odierne.