A)Progetto
Premessa.
I. Il Centro di Documentazione
a) Il Centro nel Tempo;
b) Il Centro Oggi;
c) Strutture e Articolazioni Settoriali;
d) Fabbisogno.
II. Forma Istituzionale.
III. L'Associazione "Orlando".
Presentare periodicamente un Progetto/Programma, nome nel quale l'Associazione "Orlando" include sia la direzione e senso della propria progettualità sia i programmi mirati alla buona gestione della Biblioteca/Centro/Server delle donne, interseca due diversi piani temporali: la serie continua dei progetti lungo la quale s'è costituito ed è cresciuto il Centro e il mutato contesto in cui ogni nuovo progetto deve collocarsi e giustificarsi.
Di volta in volta, quindi, occorre interrogarsi contemporaneamente sulle utilità che il Centro può restituire alla città, privilegiando determinate linee di crescita legate al già fatto, e sui segni che nel presente provengono dalla città, in particolare dalle donne che l'abitano e hanno interesse obiettivo alla crescita di un'istituzione culturale come il Centro di Documentazione Ricerca e Iniziativa delle Donne del Comune di Bologna.
Ogni volta "Orlando", che il Centro gestisce, tenta, pur dal suo circoscritto punto d'avvistamento, di racchiudere in un titolo sintetico la "temperie" del momento. Vale a dire, secondo la definizione di un dizionario in uso: "il carattere di una situazione storica o culturale in rapporto ai fatti attraverso i quali si manifesta".
Libertà Comune: Generi, Generazioni, Genti ci pare titolo pertinente all'oggi e ai suoi dibattiti, nonché a tracciati di crescita adeguati per il Centro all'avvio di un millennio, ove le differenze tra le individualità e la convivenza tra la pluralità dei viventi saranno all'ordine del giorno e costituiranno essenziale metro e misura della validità dell'offerta culturale e politica.
In una premessa, quale vogliono offrire queste prime pagine, è opportuno soffermarsi su alcune scelte sottese al titolo e al progetto/programma che vengono proposti, per venire più strettamente all'ipotesi avanzata di sviluppo e di gestione del Centro delle Donne nello svolgimento susseguente.
Libertà Comune rimanda contemporaneamente ad una concezione della cultura e ad un'idea della libertà.
In una storia lunga ormai qualche secolo, possiamo vedere che donne di opzioni ideali, esperienze e competenze diverse hanno ritenuto la cultura cosa che lega l'esistenza e il pensiero, che intreccia la creazione - affettiva, intellettuale, artistica, scientifica, politica e spirituale - alle scelte e stili di vita. Ciò è avvenuto in base alla consapevolezza di una duplice continuità: tra la vita quotidiana e la creatività di ciascuna, tra le espressioni visibili di chi s'è prodotta in forme alte e le biografie oscure di chi mezzi e condizioni per rendersi visibile non ha potuto trovare. Una continuità tra il "sé" e l'esistenza personale ed una tra l'esistenza della "singola" e quella delle "molte". Ben lo sa la storia delle donne, divenuta ormai disciplina riconosciuta. Troppo lunga sarebbe una lista di nomi eccelsi che volesse essere rappresentativa, ma "trarre pensiero dalla coscienza della vita" e "vivere il pensiero ritrovato" è cifra comune offerta da donne di tempi e di mondi assai distanti. In Occidente pensiamo, per esempio, a Suor Juana o ad Artemisia Gentileschi, a Maria Gaetana Agnesi o alla Marchesa du Châtelet, a Rahel Varnhagen o a Clara Wieck Schumann, a Emily Dickinson o ad Anna Achmatova, a Rosa Luxenburg o a Germaine Dulac, a Madame Curie o a Dorothy Hodgkin, a Kate Köllwitz o a Frida Kalo, a Simon Weil o a Edith Stein, a Colette o a Cristina Campo, a Maria Zambrano o a Marguerite Yourcenair. E le citiamo in tante per sottolineare subito la trasversalità come una qualità della cultura delle donne su cui tornare.
Oggi una concezione, un taglio allargato della nozione in questione trovano conforto nella definizione ampia di cultura che avanza da decenni l'antropologia culturale e che prospettano i più recenti "cultural studies". Ma, per stare vicino a noi, trovano e hanno trovato conforto nella stessa concezione di cultura che ha presieduto allo speciale anno Duemila di Bologna che va a chiudersi. L'illustrano chiaramente le voci attorno a cui si sono raggruppate le iniziative prese in città e, in particolare, iniziative di considerevole qualità e bellezza raccolte sotto la voce "Cultura femminile".
Un progetto/programma culturale di donne non può che ispirarsi a tale concezione ampia di cultura ed alle attenzioni ed invenzioni accumulate negli anni da tante donne.
Libertà è parola perfino abusata in un'epoca di secolare affermazione delle soggettività differenti e delle individualità molteplici. Che tra queste soggettività e individualità nell'intero Novecento, soprattutto negli ultimi suoi decenni, spicchino quelle femminili è materia nota. Per stare ad un ambito legato alla Biblioteca del Centro, un Salone del Libro di Torino titolava in anni recenti: Il Novecento: Secolo delle Donne? Non saremo così ottimiste da dare un'orgogliosa risposta affermativa: molto altro c'è ancora da fare. Certo, ci siamo allontanate dal dibattito dell'inizio del secolo scorso, incentrato spesso sulla presupposta inferiorità intellettiva e morale delle donne.
Ed ancora: nel contesto a noi più vicino detto post-totalitario la nozione di libertà non può che avere spazio. Sostenere la dizione libertà comune la declina tuttavia in un modo peculiare. Dicendosi "comune" la "libertà" tiene infatti insieme l'idea della "relazione", dell'essere tra e con le/gli altri, e l'idea della "autodeterminazione", vale a dire l'idea della libertà come esperienza personale della scelta e dell'iniziativa. L'opzione di "Orlando" ha quindi a che fare con un'indagine filosofica e politologica, che oggi s'interroga ex novo sul significato di un concetto dalle vicende contraddittorie come quello di "comunità" e sul suo nesso possibile con la "esperienza" singolare della libertà. Soprattutto, e di nuovo, essa ha a che fare con come molte donne hanno intesa la libertà, la sua capacità di dare inizio al nuovo, all'originale. Non a caso la ricerca di libertà ha avuto ruolo decisivo in tutti i movimenti femministi e femminili di idealità diverse e, in specifico, nei più recenti tra essi.
Attorno alla "libertà femminile", lo sappiamo, vi sono state e possono esservi tuttora controversie. Vi è chi a tali controversie risponde sul piano formale e giuridico, riassorbendo la libertà di autodeterminazione femminile in una assai tardiva acquisizione, da parte delle donne, dell'Habeas Corpus, cioè del diritto fondamentale per ciascuno e ciascuna all'inviolabilità del corpo (e della mente). Noi preferiamo piuttosto riferirci all'esperienza umana femminile. Il nostro richiamo ad una libertà comune vuole allora e soprattutto sottolineare come sia proprio di una moltitudine di donne spendersi nel costruire relazione tra le/i singoli e nella comunità, nel tentare cioè di far legame e di "far società", e nel porsi al contempo come un "soggetto libero", capace di autonomia e di scelta morale. Il che è un modo peculiare di mantenere insieme la libertà e la responsabilità. Ciò tanto più in un'era che, dominata com'è da tecnologie della comunicazione e da ingegnerie genetiche, presenta il pericolo di una profonda "disincarnazione". Bene lo scrive la storica tedesca Barbara Duden.
Un Centro delle Donne, per avere senso, assume la libertà femminile: libertà nell'accumulazione di riserva simbolica (Documentazione), nella Ricerca, nell'Iniziativa.
Negli anni "Orlando" ha sostenuto tale libertà non solo documentando la sapienza delle "mistiche" e delle "monache" non meno del sapere delle "suffragette" e "neo/femministe", per stare a ritratti stereotipati e alle stesse scelte dell'Associazione nel partecipare a Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila, ma donando innanzitutto uno spazio senza steccati alla pluralità delle individualità e dei gruppi femminili che tale spazio hanno voluto per sé presso il Centro.
Il Centro delle Donne bolognese vive in una città di grandi transiti materiali e culturali; non per caso la voce portante della progettualità di Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila si richiama alla "comunicazione". Bologna è città di chi la abita quale nativa o nativo; è città segnata da consuetudini ed istanze di donne e uomini anziani che l'hanno animata e città universitaria che ospita giovani donne e giovani uomini con nuove visioni e domande; è sede di plurimi commerci economici e sociali; è meta dei moderni spostamenti di popolazioni, di uomini e donne migranti.
Nominando Generi, Generazioni e Genti in questa luce, il presente progetto/programma precisa alcune articolazioni del nesso individualità/pluralità che valgono sia come poli di una nuova elaborazione sia come tracciati di una nuova agenda per il Centro.
Generi, Generazioni, Genti sono termini che derivano tutti dal verbo latino gigno e restituiscono la ricchezza del suo campo di significati. "Gigno" significa in prima istanza: generare, mettere al mondo, produrre. Riunire questi termini è più di un divertimento lessicale, rimanda con pertinenza al "naturale" e "storico" rapporto privilegiato che le donne hanno con il "generare" nuovi nati e con il "trasmettere" alle nuove generazioni. Anche "genealogia" deriva da gigno; e sempre più le donne hanno appreso la loro genealogia, vale a dire il valore delle loro antecedenti femminili, nonché la propria funzione genealogica, vale a dire la loro responsabilità di conferire un lascito simbolico e materiale alle loro discendenti. Ma gigno ha a che fare anche con la capacità di generare mediante l'ingegno e l'arte. E "genio" e "generosità" derivano dalla sua medesima radice. Su queste basi e per via analogica, la pertinenza dei termini prescelti riguarda immediatamente lo specifico istituto culturale per il quale la formulazione è pensata: il Centro delle Donne.
Da sempre "Orlando" ha coniugato l'attenzione portata alla Differenza tra i Sessi - tra i modi in cui la si è detta, a partire da Differenza Sessuale per giungere a Identità di Genere, preferiamo la dizione della storica e filosofa francese Genevieve Fraisse - all'attenzione per le Differenze. Differenze legate alla singolarità personale non meno che alle afferenze culturali e geopolitiche; ed insieme differenze socialmente segnate da assi differenziali di potere dovuti al sesso, alla "razza", alla classe di appartenenza. Negli ultimi anni, tuttavia, è il Centro che viene mutando nella direzione delle differenze: l'affacciarsi di donne migranti, le richieste crescenti di spazio e intervento di donne anziane, la presenza maggioritaria di giovani donne, l'interrogazione aperta da donne di diversa preferenza amorosa, l'accresciuto scambio con uomini non solo studiosi e studenti sono stati realtà preziosa con cui misurarsi. Tali differenze sono divenute, perciò, esplicito contenuto di un progetto culturale di convivenza all'altezza del Terzo Millennio. L'abbiamo anticipato sopra, parlando di una peculiare pertinenza del nuovo progetto/programma ad un momento storico ove le differenze tra le individualità e la convivenza tra la pluralità dei viventi saranno cruciali e costituiranno verifica della validità delle proposte culturali e politiche.
Di trasversalità e di transversal politics possiamo parlare ora, volgendo sul piano cittadino e culturale il lavoro di spola che per anni "Orlando" ha svolto insieme a tante amiche di Bologna e non solo con amiche algerine, israeliane e palestinesi o albanesi, bosniache, croate, kosovare e serbe. Un lavoro di connessione tra i lembi spezzati del Mare Nostrum nei conflitti in atto nell'Adriatico e Jonio, così come nel più vasto Mediterraneo. E "politica trasversale" è espressione che Nira Yuval Davis, politologa anglo/israeliana, ha mutuato da "Orlando", pensando a quell'attività di "radicamento" e "spostamento" che ci ha consentito di non abdicare alla nostra identità, di non chiedere ad altre di abdicare alla propria nel momento stesso in cui tutte insieme tentavamo di "aprirci" al confronto, di "sporgerci" le une verso le altre. Un'elaborazione teorica ed un'attività di scambi internazionali che possono favorire oggi in città la navigazione tra gli estremi del relativismo e dell'universalismo culturali. Qualche esempio pertinente: nessun presunto rispetto d'una cultura diversa dovrebbe valere a giustificare le mutilazioni sessuali; nessuna presunta visione universale potrebbe valere ad imporre l'omologazione di generi, generazioni e genti diversi.
Vi è in questo un significato di libertà comune da riprendere e praticare oggi, quando una "moltitudine" di donne in città e non pochi uomini paiono interessati a sperimentarlo. Almeno così dicono i segni delle numerose e differenti nuove presenze al Centro cui abbiamo fatto cenno.
E' necessario segnalare come la formulazione "libertà comune" ci venga da un pensatore, Roberto Esposito, non nuovo alla riflessione sulla "communitas".
In premessa ricorrono con frequenza i termini "individualità" e "pluralità". Notoriamente esprimono la concezione secondo cui Hannah Arendt ha letto la "condizione umana": il nascere e vivere ciascuna/o di noi al tempo stesso come una singolarità irripetibile e come un'esistenza tra e con le/gli altri. Per l'Associazione "Orlando", per la sua necessità di fornire antecedenti e ancoraggi femminili al proprio pensiero e azione, quella concezione ha avuto e ha il massimo rilievo. E lo ha la figurazione letteraria del personaggio "Orlando" offerta da Virginia Woolf, da cui l'Associazione ha preso il nome.
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I. Il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne.
Il Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne del Comune di Bologna offre strutture, spazi, servizi che sintetizziamo provvisoriamente:
· Uno Spazio Pubblico di incontro e scambio;
· Una Biblioteca ed Emeroteca specializzate;
· Una Sala da Tè Internet ed uno Spazio Virtuale;
· Servizi Informativi e di Consulenza;
· Ricerche;
· Iniziative.
Tali spazi, strutture e servizi sono retti dall'Associazione "Orlando" che offre:
· Regia;
· Elaborazione Teorica;
· Progettualità;
· Reti di relazione.
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a) Il Centro Delle Donne nel Tempo.
Cosa offre il Centro alla città in base alle linee di crescita privilegiate in passato? E' utile riprendere in breve le principali linee di sviluppo attorno a cui il Centro s'è costruito. Pochi richiami valgono a riassumere tappe cruciali del formarsi della Biblioteca, di uno Spazio Pubblico intensamente abitato e - non contemplata all'epoca - della Sala da Tè Internet, con il suo spazio virtuale.
Alla fine degli Anni Settanta l'idea di costituire un Centro delle Donne partì contemporaneamente dall'Amministrazione Comunale e da più aggregazioni in città. L'Amministrazione si riproponeva di offrire sedi e servizi a figure quali quelle femminili che in modo "imprevisto", come allora si diceva, venivano prendendo maggiore coscienza di sé e delle proprie possibilità. Quante con il Comune negoziavano spazi e risorse, desideravano piuttosto garantire, grazie al nascere di un'istituzione di genere autonoma, durata e visibilità ad un'elaborazione e produzione simbolica e ad un'iniziativa e azione di donne che, nel corso del tempo, avevano mostrato una sorta d'andamento carsico, apparendo e disparendo sulla scena storica.
Fino dal progetto iniziale di costituzione del Centro fu prevista un'attività culturale e di ricerca volta sia a edificare una Biblioteca specializzata ed un Archivio delle tradizioni e della creatività femminili sia a promuovere uno Spazio d'incontro. di presenza civica ove approfondire e diffondere vuoi i saperi, vuoi le pratiche politiche che, avendo a soggetto le donne, "riguardavano conseguentemente l'intera comunità cittadina". Così recita il Regolamento approvato all'epoca dall'Amministrazione. In modo coerente, furono affidate a donne competenti e impegnate dapprima lo studio di fattibilità del Centro e in seguito la sua realizzazione e conduzione, anche attivando collaborazioni con altri enti e istituti di ricerca a partire dall'Università.
Tutto ciò è evidenziato dalla denominazione prescelta per il nuovo istituto che suona: Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne. E l'intreccio tra i libri e il materiale grigio - e oggi i "bit" -, la ricerca e l'iniziativa è rimasta sua caratteristica essenziale nel tempo.
"I Percorsi dell'Identità Femminile", primo progetto/programma di "Orlando" valeva perciò a presentare l'emergere, in tante parti del pianeta, di un soggetto femminile libero e al contempo a orientare le bibliografie attorno a cui avviare l'accumulazione dei primi nuclei documentari.
I modelli non mancavano: le più rilevanti istituzioni di studi e presenza delle donne precedenti la biblioteca/centro bolognese sono anche biblioteche/archivi; si veda la Millicent G. Fawcett Library di Londra e la Marguerite Durand di Parigi in Europa o la Arthur and Elizabeth Schlesinger Library del Radcliffe College (Boston) negli Stati Uniti, tutte sorte a partire dalla prima secessione femminista a cavallo del secolo scorso. Si pensi soprattutto all'Archivio delle Donne di Amsterdam, sorto negli anni Trenta per raccogliere l'eredità del movimento delle "Blue Stockings" (Calze Blu), cioè di donne intellettuali, poiché è il modello più vicino all'istituto cittadino.
Due successivi passaggi portano all'oggi. L'idea di costituire la biblioteca bolognese come biblioteca d'interesse nazionale nacque nel 1988, quando essa era divenuta incontestabilmente la biblioteca/emeroteca di genere più rilevante nel paese, per quanto fosse ancora distante dal rilievo attuale. "Generare e Trasmettere Cultura delle Donne" era il titolo del progetto/programma in cui "Orlando" l'avanzò. Nel giugno 1994 l'idea fu presentata a Boston, alla Schlesinger Library, ove si tenne il periodico convegno mondiale delle biblioteche delle donne. Negli ultimi 25 anni, infatti, in tante parti del mondo si costruiscono sedi per la memoria e la cultura femminili (la pubblicazione degli interventi più significativi di quel convegno titola Women, Information and the Future. Collecting and Sharing Resources Worldwide, Highsmith Press, Fort Atkinsons Wisconsin, 1995).
Oggi il riconoscimento formale dell'interesse nazionale della biblioteca bolognese è avvenuto: il Ministero per i Beni e le Attività Culturali ha disposto il 14 febbraio 2000 un sopralluogo alla Biblioteca per saggiarne "consistenza e funzionalità", che ha avuto esito positivo; mentre dal 2 Aprile 1998 esiste un Protocollo d'Intesa tra il Comune di Bologna e quel Ministero che, all'interno degli Interventi e le Manifestazioni per Bologna Città Europea della Cultura per l'Anno 2000, prevede la collocazione della Biblioteca del Centro nell'ex convento di Santa Cristina. Non è piccola cosa per le donne della città e, conseguentemente per "l'intera comunità cittadina".
L'intreccio stretto tra crescita del centro/biblioteca e crescita della presenza e delle reti di donne può essere evidenziato con altri richiami. Il Centro bolognese ha avuto ab origine il compito di offrire spazio e strutture alle singole e ai gruppi formali e informali di donne che ne facessero richiesta. Si può dire, con parole più recenti, che per questa via esso ha veramente contribuito all'empowerment e al mainstreaming delle donne, cioè al potenziamento ed alla centralità dei soggetti femminili in città. Innumerevoli sono le aggregazioni che si sono riunite e si riuniscono al Centro per proprie iniziative. Per limitarci agli ultimi anni, basta guardare quante delle iniziative prese da donne in vista di Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila hanno beneficiato dei suoi libri, sedi, personale e notorietà. Sarebbe azzardato affermare che senza tali risorse umane e materiali quelle iniziative avrebbero avuto altrettanta forza, visibilità e riuscita.
Un compito di empowerment e mainstreaming delle donne, per essere all'altezza della contingenza storica, non poteva limitarsi alle mura cittadine. Due soli passaggi anche in questo caso, l'uno nazionale e l'altro globale. E' il Centro delle Donne di Bologna che, insieme alla rivista DWF di Roma e agli Archivi Storici delle Donne di Milano (oggi tuttora esistenti insieme alla Fondazione Elvira Badaracco), riunisce presso il Centro di Siena gli oltre cento biblioteche, luoghi e librerie delle donne allora esistenti nell'iniziativa "Le Donne al Centro" (1986). A Bologna, risiedono allora coordinamento e segreteria di gran parte di quelle istituzioni. Tra 1994 e 1996 è il Centro di Bologna che organizza incontri nazionali preparatori e incontri di bilancio del Forum e Conferenza Mondiale di Pechino (1995). Ed in questo non poco ha aiutato la natura di Bologna come città di comunicazione, sede di un'università illustre e di un'amministrazione democratica.
Il progetto/programma di "Orlando" di quei primi Anni Novanta s'intitola "Memoria e Invenzione Femminili per una Civiltà di Individue e Individui" e tenta una risposta alla contingenza di fine secolo e millennio, caratterizzata insieme dall'apertura di nuovi orizzonti di coscienza e d'azione e dal riemergere di violenze e traumi innominabili. Sono gli anni d'avvio delle guerre balcaniche, della violenza esercitata sulle donne - della Bosnia soprattutto -, e tantissime in città si riuniscono al Centro per dare attività, solidarietà. E' un vanto delle nostre concittadine la trasversalità e l'ampiezza con cui hanno saputo costruire progetti duraturi a favore di donne e bambini dalla Bosnia al Kosovo. Più urgente, al contempo, si fa il confronto tra "individui" e "individue".
E' allo stesso tempo un decennio in cui prendono piede nuove tecnologie della comunicazione e nuove tecnologie della nascita, della cura e della morte; tecnologie che incidono radicalmente sulla vita di ciascuna e ciascuno. Ancora più forte si fa la contraddizione e la necessità della riflessione sulle potenzialità e insieme sui pericoli che si aprono per uomini e donne. Con "Politiche dell'Attenzione e Politiche della Connessione verso il Terzo Millennio", il progetto/programma su cui si definisce la convenzione tra Comune e "Orlando" nel periodo 1996/1999 in seguito prolungata all'oggi, l'Associazione propone che il Centro faccia posto sia alle nuove tecnologie, sia ad una ricerca e confronto approfonditi sulla "mutazione" in atto.
Dal primo filone d'attività nascono Sala da Tè Internet e ServerDonne. Tale "nascita" è legata, come s'intende, ad una generazione di donne più giovani che, grazie ad un corso di Formazione NOW (1994) finanziato dal Fondo Sociale Europeo, prendono a frequentare il Centro in veste di docenti e di discenti. Oggi mille e più presenze mensili presso la Sala da Tè dicono quanto le ragazze residenti in Bologna abbiano gradito l'iniziativa. Ma il servizio offerto dalla nuova struttura apre nuove strade al consueto lavoro di documentazione e di rete. Il ServerDonne ospita il Catalogo on line delle biblioteche e centri delle donne in Italia, grazie alla collaborazione con la Rete Telematica Lilith che li riunisce e di cui "Orlando" è componente attiva; e offre un ampio repertorio di luoghi e di aggregazioni di donne vecchi e nuovi, a titolo Stelle in movimento, comete in transito. Documenti presenti anche su supporto cartaceo. Non è tutto: senza l'attività di connessione telematica sarebbe stato ben più arduo e dispendioso preparare la IV Conferenza Europea della Ricerca Femminista che, voluta da "Orlando" e dall'Università di Utrecht all'interno di Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila, ha portato in città studiose di fama mondiale e oltre seicento partecipanti.
Il secondo filone si è tradotto, a partire dal gruppetto di teoriche, scienziate e attiviste di "Orlando", in una nutrita serie di dibattiti pubblici con studiose e studiosi italiane ed europei cui hanno atteso, numerosissimi, gli abitanti di Bologna.
Veniamo così alla risorsa più significativa che il Centro ha donato alla città: la risorsa umana, le donne - e gli uomini - che l'hanno animato con impegno e competenza. Non è un caso se presso il Centro, o con il suo contributo, sono nate la Società Italiana delle Storiche, la Società Italiana delle Letterate, coordinamenti di artiste, scienziate, teologhe, ecc.. Esso ha avuto, poi, l'onore di fornire una "registrazione" formale a centri di donne che, operando in "luoghi difficili" erano sottoposti al rischio di venire soppressi; basti citare in via esemplificativa il primo centro di donne palestinesi (Nablus) e il primo centro di donne kosovare (Pristina).
L'esperienza passata pare quindi sommarsi all'accezione di cultura richiamata, per proporre con credibilità il Centro cittadino quale sede di reale convivenza tra le differenze. Ed anche questa vocazione, per quanto segnata dai limiti reali del luogo, non è poca cosa. Chiaramente, le iniziative cui s'è fatto riferimento eccedono i confini di Bologna e la Convenzione con il Comune e, tuttavia, parrebbe difficile non coglierne la ricaduta positiva sulla Città e sul Centro stesso.
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b) Il Centro delle Donne oggi.
Cosa suggerisce la Città al Centro in base alle dinamiche di cambiamento che la caratterizzano oggi? Cosa gli suggerisce la città secondo uno sguardo di genere? Per orientarci, ci riferiamo qui ad alcune variabili e ad un caso che sono d'interesse peculiare ai fini di una risposta.
Le variabili sono intese sommariamente e vanno relative ai cambiamenti nelle presenze e residenze in città; al numero e riuscita delle/degli studenti dell'Ateneo, alle tendenze del mercato del lavoro nell'ultimo periodo in Emilia Romagna e, infine, alla rappresentanza politica in città e regione.
Il caso va relativo alla "cultura femminile" quale s'è rappresentata in Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila.
Ovviamente, fino a quando le statistiche di genere non saranno rese obbligatorie per legge (il che sta per avvenire), i dati restano inadeguati sotto il profilo della differenza tra i sessi.
Secondo dati offerti dal Comune di Bologna, al 31 dicembre 1999 oltre il 50% della popolazione della Provincia bolognese (917.110 abitanti) abita fuori del capoluogo. Risiedono nel Comune di Bologna 381.161 abitanti, di cui 203.077 donne e 178.084 uomini. Il 1999 è, poi, anno in cui il numero dei nuovi nate/i appare in decisa crescita rispetto al 1998 (+7,1%), il numero delle/dei morti si riduce (-4,8%); mentre, nel complessivo segno positivo della dinamica migratoria aumenta il flusso d'immigrati provenienti dall'estero (+ 31%).
Si sa che la residenza non è più indicatore adeguato della taglia demografica d'una città. Bologna, in particolare, quasi raddoppia se si considerano le/gli studenti non residenti o il cosiddetto "city user", da chi lavora nel capoluogo ma risiede fuori di esso a chi attraversa la città per i più svariati motivi.
Non seguiteremo riproducendo dati dei primi mesi del 2000, che presentano ulteriori incrementi di nate/nati e di immigrate/i. Notiamo che così diminuisce l'indice di vecchiaia, vale a dire il rapporto tra il numero degli anziani oltre i 65 anni e quello dei giovani sotto i 15 anni. Ma il problema anziani resta e, considerando la differenza di genere, resta più rilevante la presenza delle donne anziane in città rispetto agli anziani. Se a questo si somma la crescita delle famiglie unipersonali, che a fine 1999, nella complessiva crescita dei nuclei familiari residenti nel Comune, erano il 39% di tutti i nuclei residenti in città rispetto al 30,1%, al 19,2% e al 9,5% delle famiglie costituite rispettivamente da due, da tre e da quattro persone, si fa evidente il nodo delle donne sole. Ricerche recenti non vi sono. La medesima fonte comunale utilizza nel 1999 una ricerca sul 1996 (Rapporto Biennale del Centro Studi e Documentazione delle Famiglie), ove si legge che in quell'anno tra le persone sole i "maschi" erano 23.343 (36,9%), le "femmine" 40.001 (63,1%). Sul totale di questa popolazione il 46,2% aveva più di 65 anni (di cui l'80% donne); il 26,7% aveva più di 75 anni (di cui l'82% donne). Non a caso le anziane hanno preso a chiedere spazi di incontro e "mediazioni culturali" al Centro. E la mediazione c'è stata, specialmente sulle nuove tecnologie informatiche, cui i servizi pubblici ricorrono ampiamente con grave disagio dei più vecchi in città.
E' azzardato supporre che alla solitudine si sommi talvolta la povertà, casomai nella forma delle cosiddette "nuove povertà"? "Solitudine", "povertà", "esclusione" sono tutt'altro che cose coincidenti; tuttavia resta vero che il profilo del "povero" uscito dal Summit di Copenaghen a metà Anni Novanta dice che "egli" è più spesso una donna, sovente di colore. Bologna è del tutto al riparo da simili problemi? Al Centro, da qualche tempo, abbiamo avuto richieste d'intervento dall'interno del carcere femminile, così come da donne senza fissa dimora. E abbiamo risposto pur nei limiti di budget davvero minimi.
Osservando i dati al 1999 forniti da Almamater/Cineca sull'Ateneo bolognese, su un totale di popolazione universitaria di 97.537, gli immatricolati 1998/99 sono stati 14.729, di cui 6.849 "femmine" e 7.880 "maschi". Tuttavia il numero delle/dei laureati nel 1999 è di 9.091 unità, di cui il 56% "femmine" e il 43,6% "maschi". Ciò, forse, non conferma la tendenza al "sorpasso" nella scolarizzazione femminile rispetto a quella maschile avvenuta negli anni Ottanta a livelli di secondaria superiore, ma queste lauree la dicono lunga sulle competenze delle giovani donne.
Eppure, a proposito di nuove competenze, i risultati di un sondaggio sui "navigatori in rete" del nostro paese effettuato da Abacus con 2000 interviste dicono che il profilo tipico dell'internauta è quello di un giovane trai 18 ed i 34 anni, prevalentemente di sesso maschile. Su una popolazione di riferimento di 50 "maschi" e 50 "femmine" la percentuale nell'uso della rete porta i primi al 70% e le seconde al 30%. Sembra che il Centro debba continuare l'opera di alfabetizzazione intrapresa presso la Sala da Tè Internet, ove preferiscono recarsi quelle stesse ragazze (e non sono molte) che pure avrebbero altri laboratori.
Tornando a dati bolognesi, in città si ridimensiona la componente maschile e aumentano le donne tra la popolazione straniera. Esse aumentano del 17,7%, mentre gli uomini del 13,8%. Così, se l'indice di mascolinità nel 1992 era pari a 155 "maschi" ogni 100 "femmine", già nel 1997 si era abbassato a 120 su 100. Ma è utile ricorrere a dati assoluti, pur sapendo che per le/i migranti manca il numero degli "irregolari". Nel 1999 la popolazione straniera residente a Bologna è di 14.439 (3,8% della popolazione totale); le donne sono 6.833, gli uomini 7.606. Cosa chiedono con crescente frequenza queste donne al Centro? Qualcosa che altri spazi d'accoglienza non offrono, perché non ha a che fare con servizi primari, bensì con il riconoscimento di libertà e di competenze femminili che talvolta la comunità d'origine non riconosce. E ha a che fare con domande di cittadinanza e di convivenza. Su questo il Centro dovrà attrezzarsi meglio.
Per quanto sommari e indicativi, tali dati mostrano la necessità di una maggiore attenzione e di più mirati servizi rivolti alle donne da parte del Comune (e di Provincia, Regione e Università). Segnalano inoltre la giustezza di un indirizzo del Centro delle Donne che faccia perno su Generi Generazioni e Genti a garanzia della propria corretta funzione e buona gestione. Molto di questo è già detto nella Premessa del Progetto e molto di più tornerà nel Programma.
Per ampliare la visione, indugiamo su dati offerti dall'Osservatorio Regionale del Mercato del Lavoro circa l'occupazione femminile e dal gruppo di ricerca LeNove - Studi e Ricerche Sociali circa la cittadinanza femminile.
Quanto ai primi, ci preme sottolineare due tendenze ai nostri occhi contraddittorie. Da un lato si può di fatto affermare che, se "il mercato del lavoro dell'Emilia Romagna presenta un andamento più dinamico rispetto alle principali variabili macroeconomiche negli scenari nazionali ed europei", ciò è dovuto alla crescita del tasso di occupazione delle donne (il 40,5% nel 1999, quasi due punti percentuali in più del 1996); così come al ridursi del tasso di disoccupazione femminile, pari al 7% nel 1999 (9,2% nel 1997). Dall'altro lato si deve affermare che spesso si tratta di un'occupazione - lavori atipici, interinali, ecc. - ove "flessibilità" equivale più a "precarietà" che a "scelta". L'occupazione femminile continua inoltre a trovare ostacoli ai livelli alti delle carriere e nelle attività ad elevato contenuto tecnologico. Non è accidentale, quindi, se sono andate consolidandosi al Centro attività formative, rivolte sia a giovani donne - native e migranti - sia a donne espulse dal mercato del lavoro. Attività pertinenti alle finalità del Centro e alle esigenze delle donne qui illustrate. Esse promuovono pertanto nuovi profili professionali che legano la biblioteconomia o le nuove tecnologie o i servizi alle persone a competenze di genere. L'intento è d'incidere sui profili e progressi di carriera e non sulla "segregazione". Ed è anche quello di leggere via via le richieste delle giovani donne: per esempio richieste di lavoro in settori nuovi dell'arte e creatività.
Aggiungiamo che lo scenario emiliano romagnolo si presenta favorevole alle immigrazioni su due fronti diversi: per aree lavorative meno qualificate rifiutate dalle giovani generazioni maschili; per aree lavorative "qualificate ma svalorizzate" nel sistema della divisione sessuale del lavoro (lavoro domestico e di cura), che vengono rifiutate dalle giovani generazioni femminili.
Quanto alla cittadinanza femminile, limitandoci alla "Rappresentanza", cioè non considerando il tema caro a "Orlando" della "Presenza" femminile nella più lata sfera pubblica, secondo dati del Frauen Computer Zentrum di Berlino l'Italia è fanalino di coda in Europa (Elezioni 1999 al Parlamento Europeo), se s'eccettua il Lussemburgo: 11,5% rispetto alla media del 29%. nell'Unione Europea. Cifra quest'ultima che s'avvicina alla richiesta, tipica negli Anni Ottanta, d'una rappresentanza di donne pari al 30%.
Una percentuale più bassa di elette (10,1%) abbiamo al Parlamento italiano; mentre, con le elezioni amministrative degli ultimi due anni (Comuni, Province, Regioni) cade l'ipotesi che le donne siano rappresentate meglio a livello locale che a livello nazionale: alle regionali di quest'anno le elette sono in media il 7,7%; erano il 13,6% nel 1995. Le percentuali delle elette nelle amministrative poco si discostano da quelle del Parlamento anche nei casi migliori come l'Emilia Romagna, il Comune e la Provincia di Bologna, ove esse raggiungono rispettivamente il 16%, il 14,6% e il 19%.
Crediamo coerente che un Centro di donne divenuto il più importante del paese, debba continuare a contrastare, con la documentazione, la ricerca e l'iniziativa, tale stato di cose. Crediamo altresì che ciò possa essere fatto all'interno di un Comune che voglia farsene carico. Pare pertinente, in proposito, trarre esempi dalla documentazione raccolta in ordine alle questioni su cui verte il presente Progetto/programma. Sono due esempi che segnalano "scatti culturali" rispettivamente sui "generi" e le genti" in paesi come la Francia e la Spagna che hanno governi d'opposto segno politico. Evidentemente, in battaglie di modernizzazione della società e di riequilibrio della democrazia si può agire al di fuori degli steccati ideologici. A proposito di riequilibrio tra i generi, in Francia, per innalzare la percentuale delle amministratrici (pari peraltro oggi al 21,7%), la legge sulla parità tra donne e uomini renderà obbligatoria l'uguaglianza delle candidature maschili e femminili di lista alle elezioni amministrative. In Spagna, a proposito di convivenza tra "genti", s'è addivenuti per legge ad un accordo di cooperazione tra lo Stato e la Commissione Islamica che, nel rispetto delle reciproche confessioni, riconosce ragion d'essere ad entrambe le religioni.
La Città inoltre ha appena goduto dell'esperienza di Bologna/2000. Quali indicazioni possono venirne al Centro, che pure è stato un protagonista della "Cultura femminile" in quell'evento? L'evento si pone come vero e proprio "case study" e "Orlando" l'analizzerà a fondo. Occorrerà vedere soggetti ed istituti che v'hanno preso parte quali realtà consolidate e nuove soggettività e proposte che l'occasione stessa ha saputo suscitare. Se il Centro dal 1997 aveva avanzato una proposta per fare di Bologna "La Città di Donne e di Uomini" all'interno delle 9 città europee della cultura, la neonata Rete delle Donne per il Terzo Millennio ha messo in luce micro/realtà in cui donne giovani, volendo vivere della loro arte, sposano la creatività all'impreditività. E più tempo ancora occorrerà per analizzare presenza e ruolo di quante altre - se ve ne sono - abbiano voluto proporre uno sguardo di genere all'interno di progetti non classificati come "femminili".
Non potendo esaminare qui i 30 progetti di singole e gruppi approvati dal comitato giudicante sui 56 presentati, ne aggiungiamo uno d'alto profilo - su Monasteri Femminili e Santa Cristina, che abbiamo realizzato con fondi regionali - e avanziamo alcune considerazioni. Quei 31 progetti di donne bolognesi o abitanti in città (v'è una guida di Bologna proposta da anglofone) sembrano avere coperto con bravura l'intera gamma di una cultura differente di donne. Da una parte pare che la "cultura femminile" esprima un vero e proprio amore urbano: voglia di meglio abitare, di spostarsi, di valorizzare gli spazi; richiesta di avere autorità nella sicurezza cittadina: "Il luogo come generatore di movimento: più è frequentato, più è sicuro. L'opera d'arte come mediazione fra l'aggressività e l'incontro.", dice A.D.D.A, associazione d'artiste. Dall'altra parte sembrano ribadire la necessità di tradizioni e invenzioni femminili. Il C.I.F., Centro Italiano Femminile, titola Genio e Dignità di Aemilia un convegno davvero opportuno sulla tradizione magistrale delle insegnanti in Emilia tra Ottocento e Novecento, mentre l'Associazione Armonie, con Il Mito e il Culto della Grande Dea: Transiti Metamorfosi Permanenze, organizza un evento di grande rilievo scientifico ed impatto emotivo. E, trasversalmente, si riconosce la tradizione visionaria e sapienziale di mistiche e sante, a partire dalla nostra Caterina de Vigri. Le invenzioni, sono andate dalla scrittura - giornalistica, narrativa, poetica, teatrale -, alla musica - il Festival Donne di Musica di "Orlando" ha avuto recensioni entusiastiche -, alla performance, alla mostra audiovisiva ecc. In questo, un ruolo forte hanno avuto il pensiero e le teorie del femminismo (vedi appunto la IV Conferenza Europea). Infine, vi sono progetti approvati che sottolineano il valore culturale delle pratiche sociali (sulla violenza, per esempio) e civiche delle donne (in una storia cittadina di breve e lungo periodo).
Il Centro dovrà dare continuità all'esperienza unica e positiva di Bologna/2000, all'emergente istanza di "genio" femminile, come alla "generosità" femminile verso la città. Peraltro, artiste e artigiane gli pongono richieste sempre più frequenti di collaborazione, allestimenti di mostre, festival di video e cinema ecc.. E potrebbe essere sensato riprendere il proposito di un riequilibrio della visibilità del generare e creare femminili rispetto a quelli maschili.
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c) Strutture e Articolazioni
Usiamo qui il termine "struttura" secondo i significati primario ed estensivo che ne propone un dizionario della lingua italiana poiché fanno al caso nostro. Secondo il primo "struttura" è "il complesso degli elementi costitutivi di una costruzione, con particolare riferimento a funzioni di sostegno o di collegamento ed alla capacità di resistenza."; in base al secondo "struttura" è "la configurazione di un insieme in rapporto ai concetti di 'distribuzione' o di 'organizzazione'".
In tale accezione "strutture" del Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne sono il Centro; la Biblioteca; la Sala da Tè Internet col sostegno del ServerDonne, poiché in esse s'impiantano e attorno ad esse s'organizzano e distribuiscono le attività complesse che si realizzano nell'insieme Centro/Donne.
Usciamo subito dalla manifesta ambivalenza del nostro uso della parola "Centro". In questa parte del Progetto e nel Programma, la dizione "Centro" indica, in senso circoscritto, una determinata "struttura" (fatta in buona sostanza di spazio, accoglienza e iniziative), invece la formulazione abbreviata Centro/Donne ha il senso più ampio di "insieme" di tutto quanto è e si fa al Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne: persone, attrezzature, uffici, attività di documentazione, ricerca, iniziativa.
Nel corso del tempo le attività di Documentazione, Ricerca e Iniziativa connesse alle strutture si sono fatte tanto ampie e molteplici da condurre ad un'articolazione per settori, per i quali si prevede, talvolta, una relativa autonomia. Un semplice elenco potrà qui bastare, poiché il punto è meglio sviluppato nell'Introduzione del Programma. Settori sono la Ricerca, Presenza con la Scuola di Politica Hannah Arendt, le Attività Formative, gli Scambi Internazionali.
Il Centro/Donne del Comune di Bologna ha sede in Palazzo Montanari, in via Galliera 8, e in Palazzo dei Notai, in via de' Pignattari 1. Luoghi di prestigio, come si intende. In via Galliera si trovano personale, attrezzature, uffici, nonché la Biblioteca; in Palazzo Montanari: la Sala da Tè Internet con il proprio personale, una saletta Riunioni. "Orlando" gestisce altresì per conto del Comune la Sala dei Notai, che viene data in uso alla società civile e culturale cittadina. L'attività del Centro si distribuisce tra Palazzo Montanari e Palazzo dei Notai.
S'è già detto che nel futuro del Centro/Donne c'è la sede dell'ex convento di Santa Cristina.
Torniamo al Centro/donne come "insieme" e vediamone la "configurazione" in rapporto ai concetti di "distribuzione" e di "organizzazione" tra strutture e articolazione per settori. Una definizione e descrizione più analitica si legge sul Programma.
Il Centro è per eccellenza struttura dello "spazio pubblico", ove, seguendo Arendt, "spazio pubblico" non rimanda necessariamente ad una collocazione fisica, tanto meno ad un principio di territorialità, ma è "la condizione di possibilità dell'essere/insieme, dell'essere/con"; e si costituisce pertanto nella condivisione della parole e dell'azione. Il centro svolge attività di accoglienza e consulenza; prende iniziative di Presenza Civica, sociale e politica, e coordina in ultima istanza l'intero settore delle iniziative; tiene in connessione, in particolare, reti di donne della città e del paese. Esso, quando necessario, fa ricorso al settore Ricerca per le aree tematiche che gli competono.
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La Biblioteca è la struttura responsabile della conservazione, ampliamento e valorizzazione del patrimonio librario e archivistico e della realizzazione del progetto Biblioteca Italiana delle Donne. Realizza la propria funzione attraverso le acquisizioni, l'apertura al pubblico e l'organizzazione di ricerche e di iniziative. Il "pubblico" della Biblioteca è molto vario, poiché accanto alle/agli studiosi e studenti, annovera donne appassionate di lettura, scolaresche, bambine/i che vengono alla Biblioteca di Sofia che è loro dedicata. In quanto struttura di documentazione, la Biblioteca è funzionale ad ogni attività e iniziativa culturale e civica del Centro/Donne ed è inserita in reti europee e mondiali di documentazione e ricerca.
La struttura informatico/telematica funzionale e trasversale al lavoro delle altre strutture La Sala da Tè cura progettazione e attuazione di iniziative volte a superare il divario tra i sessi rispetto alle nuove tecnologie (corsi di alfabetizzazione informatica e navigazione Internet ecc.). Essa è sostenuta da una più complessa attività informativo/telematica, responsabile in prima istanza dell'attuazione del progetto ServerDonne, vale a dire di uno spazio pubblico virtuale sia per quanto riguarda il suo allestimento, mantenimento e aggiornamento, nonché il suo ampliamento. Il ServerDonne ospita anche siti autogestiti da altre singole e gruppi di cui sono responsabili le dette "ospiti".
La Ricerca, è a propria volta settore essenziale, che assolve ad un ruolo cardine in tutta la vita del Centro/Donne. Esso è di supporto alle strutture ed anche alle attività degli altri settori. Mediante le ricerche condotte lungo tre filoni (storico/documentario, teorico/culturale e di indagine sul presente) vengono forniti essenziali strumenti di analisi, orientamento e progettazione.
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Presenza è il settore che raggruppa diverse attività volte alla creazione di sfera pubblica femminile e alla valorizzazione del pensiero e delle pratiche femminili in ordine ai temi della vita associata. Diciamo che esso è la parte "specializzata" nella creazione di "spazio pubblico" al Centro. Include dal 1997 la "Scuola di politica Hannah Arendt", promossa con co-finanziamento dell'Unione Europea.
Attività di Formazione. Di relativa recente istituzione, il settore mira allo sviluppo di specifiche competenze di genere all'interno delle qualifiche professionali tradizionali o a progettare e promuovere nuove qualifiche, con un'attenzione particolare alle nuove tecnologie, ai servizi alle persone, alle nuove professionalità cui aspirano nuove generazioni di donne. Si è già visto come ve ne sia grande necessità e richiesta. Il settore cura anche progetti, iniziative e incontri in cui si trasmette il "sapere" delle donne.
Scambi internazionali. È settore in espansione, benché di "relazioni internazionali" e scambi tra donne il Centro/Donne si sia occupato fino dai suoi primi passi (tra i gruppi che lo hanno animato i primi anni c'erano esuli e rifugiate di più continenti e qualche migrante). Le crisi e guerre che colpiscono oggi il pianeta esigono, purtroppo, più presenza nelle zone colpite. Esso ha avuto e ha programmi in tutto il Mediterraneo e non solo (Albania, Algeria, Bosnia, Brasile, Argentina, Cile, Kosovo, Israele, Palestina, Serbia). Attualmente è impegnato innanzitutto in Albania e in Kosovo. Il settore non esaurisce gli scambi e le reti del Centro che vedono attivissime ogni sua struttura e settore.
All'elenco delle strutture e attività vanno aggiunti Progetti speciali che possono riguardare, come di fatto è avvenuto nell'ultimo periodo, tematiche di natura diversa, dalla creatività femminile (i progetti di Bologna Città Europea della Cultura nel Duemila) alla "cultura della convivenza" (i progetti internazionali).
E' utile richiamare le funzioni di regia; elaborazione teorica; progettualità e di costruzione di reti di relazione svolte da "Orlando". Poiché in altre parti del documento hanno spazio "reti" e "progettualità", qui insistiamo sul Know How, sull'esperienza che consentono a "Orlando" di intrecciare e reggere con equilibrio una materia ed un sistema complessi e sottili. E ci auguriamo non solo di avere dimostrato di saperlo fare, ma di poterlo fare con sempre maggiore garbo e grazia.
In particolare, va fatto cenno a strumenti d'elaborazione teorica. "Orlando", dai primi Anni Novanta, ha affidato al gruppo aperto di riflessione "Teorie" il compito lento, per quanto cruciale, di pensare la posizione di soggetti femminili che cambiano in un mondo che muta a ritmi incalzanti. Un "mondo" che mostra, perciò stesso, come oggi il pensare importi ancor più che in passato. "Teorie" offre pertanto un'occasione strutturata di lettura/discussione condivisa e/o conflittuale; propone libri e articoli su nodi attorno a cui si affaticano nel presente i "chierici" e la "gente comune".
All'inizio, ciò ha riguardato soprattutto i rapporti tra soggettività femminile e modernità/modernità radicale. Ora, in tempi che abbiamo definito di "intensa disincarnazione", vogliamo ragionare di Scienze, Tecnologie delle Comunicazione, Biotecnologie e di concezioni e modi del Potere, dell'Autorità, della Libertà che con "buona volontà", sappiano costruire forme preferibili di convivenza e "civiltà". Le donne non sono infatti "estranee" alla scienza e alla tecnologia o al "potere" e alla "politica"; semmai possono essere estranee ad un tipo di tecnologia e scienza o di politica che ruotano intorno a forze di manipolazione e di trasformazione spesso "irresponsabili". E per di più, in mano a "specialisti" sovente al maschile, quando sono in causa la vita e la morte di ciascuna e ciascuno.
Per chiarezza e trasparenza abbiamo districato ciò che, nell'attività di "Orlando", compete più strettamente al Centro/Donne in quanto "oggetto comunale". All'interno delle schede progettuali (parte B del Programma), è segnalato cosa compete al Comune per ogni struttura e settore. Si dice anche cos'è finanziato da altre fonti. Qui riteniamo utile sottolineare alcuni dei molteplici aspetti di ricaduta positiva che, a nostro parere, il Centro/Donne riceve dalla più larga attività e budget dell'Associazione. Ci serviamo, come piste, di scarni esempi e delle opposizioni Proprio/Improprio e Vicino/Lontano.
Poniamo che il Centro/Donne, una volta collocato in Santa Cristina, pensi a darsi un nome (o più nomi per ogni struttura). Tra noi c'è stato un dibattito sull'intitolazione della Biblioteca; si è detto "Biblioteca Italiana delle Donne". Poi s'è proseguito: chiamarla solo così o dedicarla ad una donna, un'antecedente importante nell'autocoscienza femminile? Dedicarla, allora, a Cristina Campo o a Carla Lonzi? A entrambe? Si è detto: va aperto il dibattito tra le donne della città.*
Ci è chiaro che questa operazione simbolica non può essere cosa "appropriata", decisa dalla sola "Orlando"; il Consiglio Comunale - e, magari, le Elette -, hanno voce in capitolo. Ma a sua volta il Comune può rinunciare al "sondaggio", alla gara di opinioni tra le donne della città che siamo in grado di fare agilmente? Non è proprio anche alle nostre concittadine quel patrimonio?
* Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Guerrini, é nata a Bologna nel 1923 ed é morta a Roma nel 1977. L'intera sua preziosa opera di critica e scrittura é pubblicata da Adelphi.
Carla Lonzi é nata nel 1931 a Firenze, è' morta a Milano nel 1982. E' la pensatrice più straordinaria del neo/femminismo italiano. La casa editrice Rivolta Femminile ha pubblicato le sue opere.
Veniamo al "virtuale", qualcosa di ancora apparentemente immateriale, che tuttavia dispone di un fisico hardware. Il ServerDonne è "dispositivo" in gran parte di "Orlando". Le donne della città, singole e gruppi, l'utilizzano dalle case, così come da luoghi di lavoro o dalla Sala da Tè Internet. Lo dicono i loro accessi in abbondanza. Sono svantaggiate dai più abbondanti accessi di donne che vivono lontane o lontanissime? Eppure tale è la funzione delle reti telematiche. Casomai, un'azione notevole, che "Orlando" ha fatto costruendo "uno spazio virtuale" a supporto della Sala Internet, è il fatto che al Centro/Donne da "reti a distanza" vengono talvolta nascendo "reti faccia a faccia". Insomma, vi si pratica un uso meno "disincarnato" del dispositivo informatico/telematico.
Ed ancora: non "torna" nulla alla Città - esempio più crudo, che porta a donne diverse tra di loro e diversamente "lontane" da molte di noi - se "Orlando" con altre s'occupa di Albania "là", mentre "qua" cerca contatti con prostitute albanesi? Ha senso per Bologna, per la sua Amministrazione lavorare sui due fronti di Adriatico e Ionio? Per condizioni giuste "là" e per condizioni migliori "qua"? Noi, consapevoli di costituire una goccia in mare, vediamo l'utilità comune di tale "attività oltre l'attività", di un'attività in eccesso.
L'Associazione è, poi, oggetto di donazioni - ritorniamo così a Proprio/Improprio. Doni di tempo e di lavoro; doni di libri, documenti, mobili e altro ancora. Tali doni vanno per lo più al Centro/Donne, quando non siano mirati a chi viva in "luoghi difficili". E' una "generosità" femminile (non solo) che segnaliamo esplicitamente e che arriva alla città. Né crediamo che crei confusione.
Infine, "Orlando" ha esteso la pratica dell'ospitalità allestendo una piccola "foresteria". E' sostenuta da socie, amiche e da progetti dell'Associazione esterni alla Convenzione con il Comune. Eppure, è fonte di risparmio in fatica e denaro per il Centro/Donne, in una Bologna sempre più affollata di fiere e visite. Un piccolo segno, forse, di una tradizionale civiltà bolognese.
"Orlando", nel costruire in autonomia relativa spazi e servizi, ha fin qui operato avendo di mira vuoi le donne vuoi l'Amministrazione. E la forma istituzionale della Convenzione ci ha fin qui permesso di farlo; di salvaguardare, cioè, le tre "componenti" o "soggetti" in gioco in questa partita: il Comune, le Donne e l'Associazione stessa.
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L'anno 2001 sarà di necessità un anno di transizione. Transizione sotto alcuni importanti parametri quali la logistica, l'organico, le attrezzature ed il budget finanziario. Va da sé che molto dovrà venire ridefinito al momento del passaggio nell'ex convento.
Esprimiamo la soddisfazione del Consiglio delle Responsabili di "Orlando" per la provvisoria positiva soluzione trovata dall'Amministrazione prolungando l'affittanza di Palazzo Montanari; sede del tutto malsana e buia in certe sue parti, ma abitata e nota.
Rileviamo poi che si fanno molto urgenti i tempi di definizione della proprietà di Santa Cristina per via di cablature e allestimenti, che tale sede richiede prima che l'impresa di ristrutturazione completi il suo operato. La stessa questione degli arredi è cosa lunga e delicata. E non solo rispetto al Centro di Documentazione, Ricerca e Iniziativa delle Donne.
Rimanendo al 2001, circa il fabbisogno, dobbiamo sottolineare quanto segue:
Personale Negli ultimi due anni l'Amministrazione viene sguarnendoci di personale: a fronte di pensionamenti, trasferimenti effettuati con nostro parere sfavorevole, abbiamo 9 (nove) addette rispetto alle 12 (dodici) di cui godevamo in precedenza. Ciò mentre l'attività del Centro/Donne cresce oggettivamente. Si aggiungano alcuni part time che ci vengono imposti. Solo durante il corrente anno 2 dipendenti comunali sono andate in pensione, e una ha ottenuto trasferimento.
Inoltre - ed è cosa grave - ci è stato ribadito dalla Dirigente del Personale che una vincitrice dell'ultimo concorso per bibliotecarie doveva già essere assegnata al nostro servizio, ma così non sta avvenendo. Né sono consolanti le ragioni ufficiose di tale mancata assegnazione, né che esse circolino in uffici e tra le stesse vincitrici. Chiederemo con urgenza un incontro di merito al nostro diretto dirigente, che è a favore di detta assegnazione.
Abbiamo così dovuto fare ricorso al lavoro di contrattiste, stagiste, volontarie. E ci limitiamo, sia chiaro a parlare di addette alle attività ed ai progetti dello "oggetto comunale". Non essendo qui considerato il personale addetto ad attività e progetti esterni al Centro/Donne.
Personale attuale Biblioteca:
Vi lavorano 6 unità, delle quali 3 sole dipendenti comunali (tra cui una sola bibliotecaria in attesa di pensionamento nel marzo 2001, ed un'amministrativa in part time verticale), 2 contratti di collaborazione professionale occasionale, un inserimento di borsa lavoro handicap, una media di 4 stagiste l'anno. Accanto al personale collaborano all'attività della biblioteca numerose volontarie.
Fabbisogno immediato: 2 bibliotecarie, 1 archivista.
Personale attuale del Centro:
Si noti bene che è personale che presta lavoro d'ufficio agli altri strutture e servizi. Vi lavorano 9 unità, di cui 6 dipendenti comunali (1 dipendente comunale è a tempo parziale), due contratti di collaborazione professionale occasionale per l'amministrazione e per la segreteria, una stagista. Nel personale comunale sono incluse due usciere, un inserimento handicap, un ex IV livello e due sole figure di concetto.
Fabbisogno per il prossimo anno: 1 amministrativa.
Sala da Tè Internet:
Tutto il personale - 2 addette - di quella struttura è pagato con contratti di collaborazione professionale occasionale; e solo 1 addetta è pagata dal budget del Comune. 1 addetta è pagata dalla convenzione della Regione. E già con questo organico abbiamo la metà delle utenze che potremmo avere in base a richieste già in atto.
Attrezzature:
Un deleterio cambiamento degli ultimi due anni riguarda poi le attrezzature.
Spesso - ora che il magazzino comunale non esiste più - dobbiamo sollecitare "doni" di mobili e, quando ciò non sia possibile da parte di madri, zie e amiche, dobbiamo ridurre il volume di attività per investimenti strutturali che non dovrebbero essere a carico del budget in convenzione.
Quanto ai mobili, abbiamo bisogno di completare un grande armadio/archivio acquistato 3 anni fa.
Il costo fu allora di 7 (sette) milioni; un preventivo aggiornato se ne discosta di quasi 1 milione.
Questa "lacuna" limita pesantemente la consultazione dell'Archivio, che non può essere riorganizzato neppure sul fronte dei contenitori fisici.
Ed è considerazione elementare che la fruizione di beni documentari è parte decisiva di un servizio culturale che recita nella sua stessa denominazione e ragione sociale il compito della "documentazione".
Occorre inoltre sostituire due delle ben 5 scrivanie ricevute in dono, con una scrivania grande, per la "esagerata" scomodità cui sono costrette le persone che vi lavorano.
Stimiamo un costo sui 4 (quattro milioni).
Il caso più preoccupante riguarda il settore informatico/telematico: il Centro/Donne non gode di quel rimpiazzo o ampliamento delle "macchine" di cui godono gli altri servizi. Per stare alla struttura in oggetto, per l'anno 2001 abbiamo messo in previsione di spesa 20 milioni di PC e di manutenzione del sistema postazioni telematiche del Centro/Donne (uffici e servizi). E' chiaro che l'abbiamo fatto per prudenza.
Infatti siamo qui a chiedere fuori del budget:
Un acquisto macchine ed un contratto di manutenzione pari a 20 milioni di lire.
Se la somma verrà erogata dal Comune, i 20 milioni recuperati si tradurranno in servizi (con maggiore apertura) allargati per una cifra equivalente.
Budget:
Non è davvero costume di "Orlando" chiedere di più per ottenere il giusto. Da quanto si è detto e da quanto si legge sul Dossier n. 1 allegato, le attività realizzate sono numerosissime e di qualità; i compensi erogati a chi faccia lavoro presso il Centro come non dipendente comunale sono più che contenuti.
Mantenere l'attuale Budget di 300 (trecento) milioni di lire e salvaguardarlo dai costi di arredi e attrezzature è davvero il minimo che si possa chiedere per un servizio a frequenza altissima in ogni sua manifestazione.
Cifra richiesta: 300 milioni.
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Il quadro giuridico istituzionale.
Riteniamo opportuno sostenere la bontà della forma Convenzione, come sbocco auspicato della presentazione del presente Progetto/Programma all'Amministrazione cittadina.
Intendiamo il termine "convenzione" come un accordo paritetico tra contraenti, accezione che in Italia è preminente quando la "convenzione" è il "risultato di una decisione comune".
Laddove l'altra accezione (la prima riportata da molti dizionari), intende "ciascuno dei partecipanti ad un incontro", è in uso nei paesi anglosassoni e dalla loro lingua ci ritorna (convention) per intendere un'assemblea, un convegno democratico.
La forma/convenzione fu scelta di comune accordo nel 1983 dall'allora sindaco Renato Zangheri e da "Orlando", non senza ricorso a consulenze giuridiche e amministrative da entrambe le parti.
Il valore e i vantaggi bilaterali della scelta operata sono valutati da "Orlando" relativamente a
- il senso profondo di autonomia reciproca;
- la chiarezza dei limiti, oneri e onori, fissati dall'accordo;
- una visione non dicotomica della relazione tra istituzioni politiche e società civile.
In questo, ne siamo persuase, la scelta fu precorritrice di un dibattito ora in atto nel nostro paese a proposito di "sussidiarietà"; o meglio di "sussidiarietà orizzontale" in quanto espressione che definisce i rapporti tra istituzioni politiche e società, diversamente da "sussidiarietà verticale", che definisce rapporti tra le istituzioni pubbliche. E una prassi in direzione della "sussidiarietà orizzontale" si viene attuando in questi anni soprattutto a livello locale. Prassi tanto più opportuna, ci pare, verso un soggetto, le donne, la cui "cittadinanza" è in buona misura tuttora da definire e che vuole contribuire a definirla con il proprio punto di vista.
Cogliamo ancora da quel dibattito la posizione che parla di "enti comunitari" e li definisce come segue: "E' ente comunitario quello che rappresenta tutti i possibili interessi del suo popolo, identificato attraverso il riferimento territoriale". Essa infatti mette in rilievo la comunità più del territorio. E certo la città è un ente comunitario locale, di cui le donne sono parte decisiva. Ed ancora: appare chiaro che la "città", meglio il "comune", si presenta nelle condizioni di fare d'anello di congiunzione tra le libertà individuali e comuni (lo preferiamo a "collettive"), cioè tra i cittadini singoli e associati, e le istituzioni in una risalita verticale delle funzioni pubbliche dalla società agli enti di governo.
Ciò, almeno, crediamo di capire a proposito della partecipazione dei "privati" all'amministrazione della "cosa pubblica" in uno "stato autonomista" ed in base all'applicazione del Decreto Amministrativo n. 112 del 1998 (attuazione della legge Bassanini n. 59 del 1997).
Ciò ci pare di avere letto nel Programma di Mandato della Giunta, laddove a proposito di nuovo Welfare, si afferma:
"È pertanto necessario assumere, nella guida del Comune, nuove linee capaci di favorire il cambiamento. Esse dovranno ispirarsi al principio della sussidiarietà: l'Ente locale non deve necessariamente gestire in modo diretto tutti i servizi, ma soprattutto svolgere un ruolo di indirizzo, committenza e controllo. La gestione va affidata a soggetti della società civile a partire da coloro che operano secondo i principi e le regole del non-profit. Secondo tale principio vanno modellate le strutture pubbliche esistenti.".
O laddove si afferma che va promosso l'affidamento ai giovani di servizi di pubblica utilità.
Ma più ancora avvertiamo un punto di possibile incontro laddove più in generale si proclama "la fiducia ... per le eccellenze che la nostra città è capace di esprimere" e l'intenzione di "rivolgersi a tutta la città con spirito costruttivo e pragmatico" per "fare di Bologna una moderna città europea".
Come abbiamo segnalato, pare a noi che i soggetti implicati "strettamente" da una nuova Convenzione tra Comune di Bologna e Associazione "Orlando" siano tre: i due contraenti della Convenzione stessa e, in senso traslato le donne della città che vengono al Centro/Donne. E, lo si è più volte ripetuto, anche gli uomini che lo frequentano.
Al questo proposito osserviamo:
a) per la buona gestione del Centro/Donne, cioè di un'istituzione pubblica condotta in regime di convenzione da un'associazione di donne esterne all'Amministrazione, ci pare ancora e innanzitutto che si tratti di trovare un punto di equilibrio intelligente tra una compiuta autonomia del progetto/programma e dell'Associazione che deve realizzarlo e la pubblica utilità che l'Amministrazione deve esigere dai propri istituti.
b) Per un generalizzato ed equilibrato utilizzo del Centro/Donne da parte di quante - e quanti - ne fanno richiesta non si può che ribadire che, fino dall'inizio, l'esistenza di un istituto "delle donne", di uno spazio "specifico" e "separato", non ha comportato chiusura né verso alcuna donna né verso alcun uomo. Vedi lo stesso primo Regolamento del Centro/Donne.
Certo, del farsi "città Europea" di Bologna l'evento/2000 è tappa miliare. Qui vogliamo, tuttavia chiudere con due peculiari riferimenti all'Europa:
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Tra i mutamenti avvenuti nel quadro giuridico/istituzionale, va indubbiamente considerata la ratifica del Trattato di Amsterdam, che introduce esplicitamente la parità delle opportunità tra donne e uomini tra i compiti (art.2) e le azioni (art.3) che la Comunità deve svolgere; e impone azioni e provvedimenti da parte dell'Unione Europea, degli stati membri e delle pubbliche amministrazioni volti a realizzare nel merito e nello spirito quanto in quegli articoli previsto;
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CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL'UNIONE EUROPEA: disponiamo oggi di una nuova Carta, stabilita al vertice di Biarritz e proclamata al vertice di Nizza. Se essa non verrà inclusa nei Trattati (per veto di Regno Unito e Danimarca), e quindi non servirà per il momento come base giuridica, è però la bozza convenuta di una Costituzione Europea.
Essa recita all'articolo 23 che
"Equality between men and women must be ensured in all areas, including employment, work and pay.
The principle of equality shall not prevent the maintenance or adoption of measures providing for specific advantages in favour of the under-represented sex".
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III L'Associazione Orlando
L'Associazione "Orlando" quale ipotizzato soggetto paritetico della convenzione, mette in campo una capacità di regia e di progettualità; un considerevole bagaglio di reti di relazione; nonché la valorizzazione connessa alla "enorme" attività volontaria delle sue socie e di tante, tante amiche (inclusi gli amici o prossimi dell'Associazione).
Insomma, "Orlando": mette a disposizione esperienze e competenze, progettualità e programmi, patrimonio accumulato, reti e alleanze, convenzioni e protocolli in proprio, per riassumere i quali presentiamo qui una semplice elencazione:
Numero, tipologia, qualità delle socie: donne assai diverse per idealità esperienze e competenze. Il Dossier n. 2 fornisce lo Statuto di "Orlando, rinnovato nel 1998 per consentire un accesso più facile all'Associazione a donne che ne facciano richiesta; esso contiene poi un elenco che annovera solo socie che già hanno presentato un breve nuovo curriculum. La scadenza per rinnovare l'adesione è però fissata al 31 dicembre 2000.
I saperi specifici, comprovati dalle iniziative e pubblicazioni dell'Associazione e, oggi, meglio ufficializzati dal Protocollo d'Intesa tra Dipartimento per le Pari Opportunità presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri e Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (18 dicembre 1999). Si tenga conto che sono numerose le socie docenti delle più diverse discipline presso università italiane e straniere, a partire dall'Ateneo cittadino.
Il patrimonio accumulato in libri e documenti cartacei, in software e in rete telematica, in materiali e prototipi formativi. Per esempio, circa 11.000 dei 30.000 volumi della Biblioteca sono dell'Associazione.
La certificazione offerta dalla frequenza altissima del Centro/Donne rette da "Orlando";
La qualità delle iniziative realizzate con il programma Politiche dell'Attenzione e della Connessione Verso il Terzo Millennio e con i programmi per Bologna/2000.
L'esperienza pilota realizzata in città e in Europa (Germania, Inghilterra, Norvegia e Spagna) con la Scuola di Politica Hannah Arendt.
Le attività di formazione anti/discriminatorie e d'inclusione sociale (anziane, handicap, marginalità, differenze culturali).
La capacità di promuovere occasioni di formazione e occupazione per giovani o per donne uscite dal mercato del lavoro sul terreno delle tecnologie della comunicazione, dei servizi alle persone, delle nuove professionalità artistiche e di solidarietà.
Le convenzioni e piattaforme di azione pattuite in proprio con enti diversi già citati, da Agenzie dell'ONU alla Commissione Europea, a vari Ministeri, alla Regione, ai Governi locali, per tacere di enti privati.
Riferimenti e Alleanze. Riferimenti a livello regionale, nazionale, europeo, globale, oggi assai valorizzati dai requisiti previsti dai diversi partners e "donors" cui si è fatto appena riferimento. Alleanze a livello istituzionale e nuove alleanze nell'ambito del privato economico e sociale cui ci si viene vieppiù aprendo.
Reti locali, nazionali, europee e globali stabilite con realtà di donne e della società civile.
La progettualità in grado di progetti mirati, di progetti/sistema, di piani operativi in Italia e all'estero.
Un budget rilevante, specie grazie ai progetti dell'Associazione, o promossi in rete, legati a scambi e cooperazione internazionali.
La capacità di impresa non lucrativa oltre il Centro; dalle piccole foresterie "bed and breakfast" alla stessa cooperazione allo sviluppo.
Vent'anni di radicamento e storia con la visione ampia che ciò consente per il futuro.
Completiamo un elenco perfino troppo stringato con qualche segnale diverso dell'efficacia persuasiva dell'operato dell'Associazione.
Un modo d'accostarsi ed entrare nel gruppo: di recente "Orlando" ha avviato l'uso di organizzare una Conversazione magistrale periodica su temi rilevanti con figure di notorietà internazionale. Ora tali incontri, se già non sono tenuti da socie e prossimi, si concludono quasi invariabilmente con l'ingresso delle relatrici/relatori nell'Associazione. Ricordiamo la scelta in questa direzione di bell hooks (1998), poeta, scrittrice e teorica afro-americana le cui opere sono tradotte in molte parti del mondo. Più lontana nel tempo la prossimità d'una figura d'eccezione come Ivan Illich.
Una visita imprevista e gradita (conclusasi nello stesso modo): a fine 1999 sono venuti a Bologna da Los Angeles Harlene Stein e Vince Morton, registi cinematografici, per filmare le "donne e femministe" di cui avevano appreso, per vie a noi esterne, che avrebbero abitato l'ex convento di Santa Cristina. Un trailer del futuro documentario dedicato al tema è visibile sul ServerDonne.
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